Sono un Bastardo
E' incredibile quello che una canzone può portarti a scrivere, purtroppo non ho più la mia correttrice di bozze e la grammatica è quella che è.
Io non mi sento italiano o sardo o sassarese.
Non mi commuovo per l'inno, non guardo fuori dalla finestra sentendomi a casa, il tricolore non mi scalda il cuore, e i quattro mori mi dicono poco o nulla.
Quando penso al rinascimento so solo che non ne ho fatto parte ma ne godo gli effetti.
Quando penso al cattolicesimo so che non ne faccio parte ma ne pago le conseguenze.
Penso a Roma e non mi desta sensazioni diverse da Parigi o Copenhagen, e sicuramente minori di quelle che mi da Amsterdam, o bramerebbe darmi nei suoi hashish bar.
La mia lealtà non è rivolta a nessuno all'infuori di me stesso, non c'è uno stato in cui mi veda rappresentato ne una scala morale che si rispecchi nella mia.
Non ho radici, o meglio, non mi interessano, mi giudico per ciò che sono e questo mi basta.
Sono un bastardo.
Un figlio illegittimo di una moltitudine di etnie che si mescolano da quando esistono la donna e l'uomo.
Mi sento alieno tra persone che non desiderano altro che appartenere a un gruppo.
Estraneo tra individui che ne cercano giustificazione in ciò che li circonda.
Alla disperata ricerca di elementi comuni che includano loro ed escludano gli altri.
Un dio, del folklore, una storia, di solito fatta di guerre di conquista e di ribellione, la cui causa scatenante non cambia il computo dei morti ammazzati.
Valori relativi che ritenuti assoluti si fanno dogmi e devono essere imposti agli altri.
Un affastellamento di pensieri che si pensa si perdano nei meandri della storia e che invece non sono più vecchi della rivoluzione francese.
Tutti ripetono ossessivamente la stessa frase.
«Sono orgoglioso di essere X» e X nella nostra equazione è l'incognita che sostituisce tutte le nazionalità del mondo, riconosciute o presunte.
Voglio sapere di cosa sei orgoglioso, voglio sapere dov'è il tuo merito.
Essere sparati fuori da una figa sul suolo X non dimostra alcuna capacità.
È solo culo, e del culo si può essere contenti ma non ce ne si può fare un vanto.
E allora sii felice di essere X, non orgoglioso.
Il senso di appartenenza è solo un'emozione. Irrazionale. Priva di fondamento storico.
Ti senti X perché così vuoi sentirti, perché ti fa venire la pelle d'oca la conoscenza della storia che altri hanno selezionato per essa e se invece ti va stretta ne costruirai un'altra e la giustificherai, la mitologia celtica o norrena verrà in tuo soccorso ed un druido officerà il tuo matrimonio. In un modo o nell'altro sceglierai e nel gruppo ti sentirai a casa escludendo ciò che è diverso da te, discriminandolo per appartenere.
Entrerete in contrasto e vi scontrerete in nome di un qualcosa che forse non riesco neppure a capire, da cui mi sento lontano e che in me non suscita nulla. Ma tu apparterrai e vivrai tra chi è come te e io ti invidierò disperatamente perché sarò per sempre uno straniero perfino a casa mia.
Marco
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